Il progetto

    Stato dell'arte

    L'analisi storica ha definito l'operato di Antonio Simon Mossa intorno alla sua attività professionale di architetto ma soprattutto ha mostrato un profondo interesse verso la sua militanza nel Partito Sardo d'Azione svoltasi principalmente durante gli anni Sessanta del secolo scorso. La maggiore esposizione pubblica che consente la dimensione politica ha di fatto concentrato tutto lo sguardo sull'attività di Simon Mossa verso l'ultimo lustro della sua esistenza, riducendolo alle quasi esclusive vesti di teorico di un "nuovo sardismo" o di un "indipendentismo sardo". Esemplare in questo senso il trattamento riservato all'architetto sassarese nell'opera enciclopedica La Sardegna: enciclopedia (1994): presente alla voce "Partito Sardo d'Azione" (curata da Marina Addis Saba) in qualità di propugnatore di un sardismo etnico (p. 136), del tutto assente nelle considerazioni generali di storia contemporanea sarda (voce curata da Guido Melis). In un'opera di taglio differente come La grande enciclopedia della Sardegna (pp. 41-42), dopo un fugace accenno alla cinematografia e alla riscoperta della catalanità di Alghero, la voce "Simon Mossa, Antonio" vede citate alcune realizzazioni della sua attività di architetto come l'Escala del Gabirol e il Museo del Costume di Nuoro, così come la sua collaborazione con l'Aga Kahn; buona parte della voce è occupata dall'attività politica di teorico del "terzo sardismo". Sandro Ruju nel capitolo "Società, economia, politica dal dopoguerra ad oggi" dell'opera La Sardegna (facente parte de La Storia d'Italia edita da Einaudi nel 1998) lo descrive come teorico dell'anticolonialismo che esprime un favorevole giudizio sull'operato dell'Aga Kahn (p. 863). Più strutturato il giudizio che ne dà Gian Giacomo Ortu nel suo Storia e progetto dell'autonomia (1998): Simon Mossa sarebbe il propugnatore di un'ideologia incoerente poiché fondata su un coacervo teorico che pretende di tenere insieme la forma pre-moderna della comunità etnica con le strutture della democrazia borghese sorte nella modernità.
    Un buon punto di partenza per la conoscenza dell'architetto sassarese lo si può trovare nel secondo volume di Sardisti di Salvatore Cubeddu, così come pregevoli sono diversi scritti contenuti nel Antonio Simon Mossa (1916-1971): l'architetto, l'intellettuale, il federalista: dall'utopia al progetto: atti del Convegno di studi: Sassari, 10-13 aprile 2003, curato da Federico Francioni e Giampiero Marras. Altrettanto si può dire di alcuni saggi presenti sulla rivista "Quaderni Bolotanesi" a firma di Alberto Contu e Gianfranco Contu. Pur meritevoli per diversi aspetti, di alcune opere citate (e di altre ancora) non è possibile tacere l'eccessivo indugiare nell'esposizione aneddotica e il gravare su di esse di una linea interpretativa sbilanciata su posizioni ideologiche. Letture che si segnalano più per l'adesione emotiva che per una seria visione critica del personaggio.
    Ad oggi comunque nessuna monografia specializzata e nessun saggio critico di rilievo su Simon Mossa è stato edito.
    L'apertura di un nuovo fronte di studi e ricerche su Simon Mossa emerge con particolare urgenza alla luce del recente ritrovamento dell'archivio personale da parte degli eredi dell'architetto sassarese.
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